martedì 25 ottobre 2011

Tripoli bel suol d'amore.

E infine lo hanno disperso nel deserto dopo averlo ucciso come un cane e vilipeso il suo corpo insieme a quello di suo figlio. Un atto barbaro che va persino contro i dettami del Corano che non ammette simili comportamenti da parte degli islamici nei confronti di un loro fratello musulmano. Il governo che si prepara a comandare una nazione distrutta dai feroci bombardamenti occidentali nasce con le mani lorde di sangue, con il peso dell'assassinio, con la vigliacca svendita persino dei principi religiosi verso i quali avrebbe dovuto portare rispetto. Un governo che non ha esistato a concedere le proprie risorse naturali alla Francia concedendo il 35% delle propria produzione di petrolio a vita in cambio del sostegno permamente e totale francese del nuovo Consiglio libico. I ribelli hanno svenduto tutto pur di abbattere Gheddafi e di prendere in mano le leve del potere.

Ecco l'immagine nitida e chiara del nuovo governo nascente: traditore, assassino e mercenario. La Francia ha avuto ciò che bramava da tempo e lo ha ottenuto già dal 3 aprile di quest'anno, sedendosi al tavolo delle trattative con lo sciacallo ribelle la cui ambizione è passata persino sui cadaveri dei propri connazionali.

Ribelli, li hanno chiamati. Traditori è il loro vero nome. Gente che è stata armata dalla mano dei servizi segreti di mezzo mondo, i nostri compresi, feccia che non sapeva neanche da qualche parte si teneva un mano un fucile, che non è stata capace di fare un solo passo senza i pesanti bombardamenti occidentali. Immondizia incapace di sentirsi nazione e popolo. Criminali che non hanno avuto rispetto neanche delle loro tradizioni e delle leggi della loro religione.

Questo è il governo che l'Occidente industrializzato, armato, potente ha voluto mettere al posto di Gheddafi. Un governo condotto da un burattino che ha già svenduto il 35% del bene più prezioso che ha la Libia, un fantoccio che si muoverà a secondo dei fili che i capi occidentali tireranno.

E davanti a questo corrotto che ha elemosinato l'aiuto economico dei paesi bombardieri, i quali hanno concesso i finanziamenti dopo averli rubati al legittimo proprietario con il congelamento dei suoi beni, è possibile ancora pensare che il cattivo fosse Gheddafi?

Il Rais non è stato certo un modello di uomo adamantino. Ne ha combinate di tutti i colori. Nei nostri confronti è stato cinico, spietato, drastico e persino spergiuro. La confisca dei beni di proprietà degli italiani e la cacciata di oltre 20.000 italiani dalla Libia è un dato di fatto incontrovertibile. Ma questa parte storica a carico del beduino libico non è interessata a nessuno, nemmeno al nostro governo che avrebbe avuto il diritto, almeno morale, di pretendere anche con la forza almeno i beni sottratti agli italiani.

E poi il missile su Lampedusa, Ustica, gli sbarchi indiscriminati di extracomunitari che partivano dalle coste libiche, il trattato di amicizia spesso dimenticato che prevedeva la presenza dei poliziotti libici sulle coste al fine di evitare l'invasione in massa delle coste italiane.

Nell'ambito internazionale Gheddafi ha fatto anche peggio. L'attentato terroristico di  Lockerbie e, prima ancora, il suo sostengo alle forze di liberazione nazionale fra cui l'OLP di Arafat nella lotta contro Israele, il suo anti americanismo messo in pratica in ogni modo, in ogni forma in ogni posto che lo hanno etichettato per ciò che era, un uomo senza scrupoli, capace di un cinismo e di una violenza spietati.

Ma ogni sua opera, ogni sua azione, ogni suo pensiero era diretto al bene del suo popolo, alla liberazione dall'oppressione occidentale (quella americana e israeliana in particolare). Gheddafi è stato l'unico dittatore che ha portato il proprio paese ad avere un tenore di vita notevolmente migliore rispetto a tutte le altre nazioni nord africane. Non lottava per svendere il suo paese, ma per accreditarlo nei confronti delle nazioni islamiche. Non commetteva azioni terroristiche per procurarsi il potere politico, perché già lo deteneva saldamente dal 1969. Non uccideva i suoi connazionali perchè sapeva tenerli a freno prima ancora che le tribù a lui ostili decidessero qualsiasi azione.

Gheddafi è stato un dittatore adatto al suo paese, così come lo era Saddam Hussein per l'Iraq. Entrambi, però, erano anti americani e questo, per il potere sionista, era una cosa insopportabile.

Così si è dato il via alla caccia all''uomo, iniziando dall'Egitto , per poi passare dalla Tunisia fino ad arrivare in Libia. Un gioco di scacchi che ora si presenza con una chiarezza sconvolgente. La Torre che mangia il cavallo, l'alfiere che mangia la Torre e la regina che mette in scacco matto il re.

Per arrivare a Gheddafi, la Cia ed il Mossad, con la collaborazione "forzata" dei paesi alleati, hanno dovuto colpire l'Egitto nonostate Mubarak fosse un'alleato di Israele. Era una pedina che doveva essere eliminata sullo scacchiere nord africano per potersi fare strada verso la Libia. Della Tunisia, in verità, si è saputo ben poco, ma l'eliminazione del suo governo ha destato meno problemi di quelli sorti con la caduta del governo egiziano. Ed il fatto che a nessuno interessassero le sorti dell'Egitto è un dato di fatto facilmente constatabile se si prendono in considerazione i disordini nel quale l'intero paese è stato lasciato. Il governo militare si è rivelato peggiore del dittarore egiziano.

Comunque, alla fine, il gioco è riuscito. Gheddafi è stato epurato, ucciso, vilipeso e disperso. I libri di storia parleranno di lui nel peggiore dei modi, mentre l'Occidente sarà raffigurato con quell'eterno simbolo ipocrita della colomba bianca portatrice di pace.

Gheddafi, benchè fosse un dittatore duro e deciso, non ha fatto mancare nulla al suo popolo. Oggi invece, i ribelli, quelli che avrebbero liberato dalla tirannia la Libia, hanno consegnato alla popolazione un paese devastato dai bombardamenti, privo di luce, acqua, fognature, cibo, medicinali. Una terra distrutta dall'ennesima guerra per il petrolio concessa in anticipo agli avvoltoi che hanno svolazzato sopra i corpi di migliaia di persone innocenti, morte per amor di dollaro, per sete di petrolio, per brama di potere di quelle poche famiglie straricche, strapotenti che tutto possono, che tutto decidono ed alle quali  i nostri squallidi personaggi politici continuano a leccare le suole delle scarpe.

Il rais poteva essere elmininato in maniera più umana, soprattutto come si conviene ad un capo di stato. Un processo, una condanna, un esilio a vita. Ma questo non era possibile. Gli archivi di Tripoli, devastati dai bombardamenti, avevano messo in luce già troppo. Intrallazzi, colluisioni, connivente tra  la Libia e quelle nazioni che ora la stavano bombardando. L'imbarazzo e la vergogna sarebbero stati troppo forti per quei governi che fino a ieri avevano abbracciato amichevolmente il Rais ed ora lo ricercavano per sparargli un colpo in testa.

D'altronde, come avrebbero potuto giustificare i loro contatti ufficiosi con il dittatore libico quando questi era tornato utile agli attuali bombaroli? Doveva essere ucciso, non c'era soluzione alternativa.

E così, mentre i buoni pacificatori con l'innesco esplosivo sempre pronto dichiaravano pubblicamente che non ci sarebbero dovute essere rappresaglie, sentenze sommarie e vendette nei confronti di Gheddafi e famiglia che dovevano essere presi vivi, dall'altra, gli stessi servizi segreti che avevano giocato abilmente la loro partita a scacchi, davano precise informazioni ad un gruppo di ribelli affinchè il dittatore venisse preso e ucciso come se si fosse trattato di uno stupratore seriale, di un criminale qualunque.

A morte avvenuta si è trovato subito il mercenario che aveva scovato il nascondiglio del rais. L'assassino, invece, è stato un compito più facile perché qualsiasi ribelle avrebbe voluto avere "l'onore" di passare alla storia per colui che lo aveva ammazzarto.

Guardando ciò che è accaduto, ovvero l'inizio e la fine di questa assurda ed ennesima mattanza, poco importa quanto ha guadagnato, in termini economici, la nostra nazione da un assassinio annunciato. Quello che pesa, che ci fa essere indegni di considerarci migliori di chi è stato fatto fuori, è la nostra complicità con il potere sionista, è l'assassinio premeditato di un uomo che avrebbe avuto il diritto di meritare ben altra sorte.

Il vilipendio del suo cadavere, insieme a quello del figlio, ha poi chiuso il cerchio della nostra folle complicità aggravandoci della responsabilità per le azioni barbare e incivili compiute sul corpo del dittatore.

Ma Allah è grande e la Sua punizione ha già colpito gli islamici  che non hanno rispettato neanche le sure del Corano, accecati come erano dalla loro fame di potere e dalla loro bestialità, ignoranza e disprezzo della vita. Dopo i bombardamenti che hanno ridotto la Libia in un groviglio di macerie e morti la mano di Allah è scesa su un serbatoio di benzina dell'Eni presso il quale diverse persone ne stavano rubando il contenuto. L'esplosione ha ucciso oltre cento persone. E questo non è che l'inizio di una nuova mattanza, perché ben presto il burattino traditore e assassino che guiderà il paese si troverà a dover fare i conti con le incazzature divine,  le tribù libiche ora libere dal vincolo della mano di ferro di Gheddafi e con la fame di un popolo ridotto allo stremo.

A noi occidentali, in particolare a noi italiani, vada impresso nella memoria la vergogna per la nostra incapacità nel dire no a chi ci ha trascinati in un conflitto che ci ha resi complici di un assassinio e delle barbare azioni che ne sono derivate.

Vada tramandato ai nostri figli l'ipocrisia dei nostri politici, la pochezza di costoro, il loro servilismo, la loro inutilità, la loro smidollaggine, le loro nefandezze. Quest'accozzaglia di politicanti deformi nella mente non dovranno essere dimenticati, qualsiasi sia la loro sorte. Perché le generazioni future dovranno trarre le debite valutazioni affinchè una stirpe di governanti come questa non abbia mai piu ad esistere.

Gli ultimi istanti di vita del Rais siano per i responsabili politici della nostra nazione un atto di accusa a loro carico di cui verrà chiesto il conto quando il popolo italiano si desterà finalmente dal torpore in cui vegeta da anni e innalzerà nelle piazze italiane i palchi dai quali i complici degli assassini internazionali verranno giudicati e condannati con la stessa clemenza concessa ai loro amici divenuti nemici.

Gheddafi con la sua morte ci ha dato l'ultimo insegnamento: "Non fidarti di quei cani che ti stringono la mano. Oggi ti sono amici, domani, per ordine del loro padrone, ti ammazzano".

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